Alla fine del processo c’è solo una cosa che rimarrà: il Bagaglino
Del processo Ruby ricorderò per sempre le intercettazioni, che riascoltavo nei ritagli di tempo, come un piccolo break alternativo a Facebook o Twitter. La mia preferita era Marysthell Polanco, che sognava di andare al Bagaglino. Chiamava Berlusconi e con voce suadente chiedeva: “E’ vero che rifanno il Bagaglino?”. di Luca Bianchini
24 AGO 20

Del processo Ruby ricorderò per sempre le intercettazioni, che riascoltavo nei ritagli di tempo, come un piccolo break alternativo a Facebook o Twitter. La mia preferita era Marysthell Polanco, che sognava di andare al Bagaglino. Chiamava Berlusconi e con voce suadente chiedeva: “E’ vero che rifanno il Bagaglino?”.
Mai avrei pensato che qualcuno sognasse di andare al Bagaglino. Invece Marysthell lo voleva con tutta se stessa. Il Bagaglino era il suo sogno, e lei chiamava Berlusconi per raccontargli i suoi progressi nel ballo con una voce così zuccherosa da fare quasi tenerezza. Mi faceva ridere il modo in cui lo chiamava “amore”, quasi un tic, che era tremendamente finto e convincente al tempo stesso. Lui sembrava accorgersene, anche se a volte le rispondeva pensando ad altro – o dormiva? – e stava al gioco in una commedia delle parti tra Pirandello e i fratelli Coen. E anche se questa commedia è lo sfondo di un processo, quello che lo ha reso così interessante – al di là del protagonista maschile – è che grazie alle intercettazioni, tutti ci siamo calati nei panni del commissario Rex de noantri.
Ma al pubblico pettegolo di Internet non interessava tanto se Ruby fosse o meno minorenne, né tanto meno nipote di un capo di stato, ma piuttosto scoprire chi è l’“Amica Chips” che la Minetti invita a una cena elegante dove c’è “la desperation più totale”. Ed è il linguaggio, prima che il contenuto, a fare notizia. Tant’è che a Virginia Raffaele sono bastate due foto, qualche intercettazione e un po’ di gloss per fare subito della Minetti uno dei suoi personaggi più riusciti: “Super top!!! Ci vediamo in station!!! Amica Chips!”.
Ma al pubblico pettegolo di Internet non interessava tanto se Ruby fosse o meno minorenne, né tanto meno nipote di un capo di stato, ma piuttosto scoprire chi è l’“Amica Chips” che la Minetti invita a una cena elegante dove c’è “la desperation più totale”. Ed è il linguaggio, prima che il contenuto, a fare notizia. Tant’è che a Virginia Raffaele sono bastate due foto, qualche intercettazione e un po’ di gloss per fare subito della Minetti uno dei suoi personaggi più riusciti: “Super top!!! Ci vediamo in station!!! Amica Chips!”.
I nomi, poi, appartengono più a una fiction che a un processo: Nicole, ad esempio, avrebbe avuto un’allure completamente diversa se si fosse chiamata Nicoletta Minetti. E che dire di “Ruby Rubacuori”? Lei è narrativamente un grande enigma ed è il “personaggio” più riuscito di tutta questa commedia, che poi commedia non è: accusa, nega, si difende, fa la vittima, fa la furba, sembra innocente, sembra colpevole, sembra burattina e burattinaia. E ogni volta che compare, o che scompare, sai che il feuilleton andrà avanti almeno un’altra puntata.
Anche se alla fine ci siamo stufati, o forse solo dimenticati. La gente ha memoria breve e i processi hanno tempi lunghi. Per questo, forse, alla fine di tutta questa storia ricorderò solo che una ragazza brasiliana sognava di fare il Bagaglino.
di Luca Bianchini
Anche se alla fine ci siamo stufati, o forse solo dimenticati. La gente ha memoria breve e i processi hanno tempi lunghi. Per questo, forse, alla fine di tutta questa storia ricorderò solo che una ragazza brasiliana sognava di fare il Bagaglino.
di Luca Bianchini